I teatri universitari in Italia, dal secondo dopoguerra agli anni Settanta

a cura di Livia Cavaglieri e Roberta Gandolfi

Nel secondo dopoguerra sorsero in Europa (all’Est come all’Ovest) vari teatri universitari, che non furono solo luoghi di socialità e di esercizio amatoriale della scena, ma anche centri di pratica artistica estranei all’industria dello spettacolo, dove si costruivano orizzonti e progetti culturali e si forgiavano nuove professionalità.

In Italia, fra la fine degli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta, il variegato arcipelago dei teatri universitari ebbe un ruolo importante, ma a tutt’oggi poco indagato, nel rinnovamento della cultura teatrale, nel dilatare il teatro oltre le istituzioni, nell’assorbire e rielaborare il verbo brechtiano, nel declinare le variegate pratiche e estetiche del nuovo teatro; fra i Sessanta e i Settanta queste esperienze si politicizzarono e si misero in rete a livello europeo (tramite festival internazionali e riviste), contribuendo, nell’epoca della guerra fredda, a tenere aperto oltre i due blocchi il dialogo della cultura teatrale, e furono protagoniste e volano del rinnovamento epocale dei linguaggi e delle politiche teatrali.

La ricerca di ORMETE intende ricostruire la memoria dei CUT italiani attraverso la raccolta di fonti orali, articolandola lungo le sette esperienze maggiori: Parma, Bari, Genova, Venezia (Cà Foscari), Padova, Perugia, Roma. La ricerca d’equipe coinvolge un ricercatore-responsabile in ognuna delle sette città.